
Ho scritto la mia prima riga di codice nel 1990, che avevo nove anni. Non ho più smesso: diploma da ragioniera programmatrice col massimo dei voti, poi la laurea in Economia del Turismo nel 2004 presso l’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, sede di Rimini. Da lì, dentro gli hotel — sul serio, non dai libri.
Ho iniziato al ricevimento della struttura dove oggi faccio il direttore. In mezzo, Milano: marketing per un’azienda di eventi, dove facevo tutto — le locandine, i cartelloni, la grafica, i testi. Tornata in Liguria, nel 2008 il primo incarico da direzione in un quattro stelle. E dal 2019 la consulenza è diventata il mio mestiere pieno.
Dentro di me vivono due persone.
C’è quella creativa: quella che ha capito che il modo giusto per raccontare un hotel pet friendly non era l’ennesimo post “siamo pet friendly”, ma la voce del gatto che già girava per il residence — il Sig. Baghera, adottato in pianta stabile dalla struttura. Quella che scrive il copy di un sito facendoti venire voglia di partire, che trova la parola giusta invece di quella scontata.
E c’è quella con la calcolatrice: quella che apre un bilancio e si accorge che i ratei sono stati caricati due volte, che la perdita che ti hanno presentato è gonfiata e in realtà non esiste, che i ricavi sono attribuiti al comparto sbagliato e così non capisci dove stai davvero guadagnando e dove stai perdendo valore.
Il valore non è nessuna delle due da sola. È tenerle insieme. Il copywriter simpatico non ti legge il bilancio; chi ti legge il bilancio di solito non sa raccontare niente. Io faccio tutte e due — ed è raro.
Non ho mai smesso di stare dentro le strutture.
Non sono la consulente che arriva, fa due slide e sparisce. Lavoro ancora dentro un albergo, ogni giorno — non da un ufficio. A Baia Blu, dove faccio il direttore da consulente, in caso di emergenza copro anche i turni in reception; e se serve, mi sporco le mani su qualunque cosa tenga in piedi la struttura. Non è il mio mestiere, ma è la prova che non ho mai perso il contatto con come funziona davvero un hotel, dal ricevimento in giù.
È il motivo per cui, quando ti dico che un progetto non regge, non è un’opinione: è una cosa che ho già visto succedere, con le mani dentro.
Insegno quello che faccio.
Tengo corsi di marketing turistico per enti di formazione. Non porto in aula teoria da manuale: porto gli stessi casi, gli stessi errori e le stesse domande che affronto ogni giorno con i miei clienti.
Se cerchi qualcuno per un modulo di formazione in ambito turistico o marketing, scrivimi: ne parliamo.
Sono una nerd, e non lo nascondo.
Programmo ancora oggi, per costruire strumenti che semplificano il lavoro — il mio e quello dei miei clienti. Leggo Asimov e Bradbury. Sono cresciuta con Monkey Island e Indiana Jones and the Fate of Atlantis, e alle avventure grafiche gioco ancora.
Non è un dettaglio di colore. È il mio modo di ragionare: le cose complicate le capisco quando riesco a raccontarle con un’immagine — una navicella sulla rampa, una camera a gravità zero. Se riesco a spiegartele così, vuol dire che le ho capite davvero. E che le capirai anche tu, senza bisogno di essere del mestiere.
Cosa faccio, in concreto.
Aiuto chi ha un progetto turistico a capire se sta in piedi prima di investirci. E aiuto chi ha già una struttura a leggerla per intero e a farla rendere di più. In mezzo c’è sempre la stessa cosa: i dati, letti con onestà, e tradotti in decisioni che puoi davvero prendere.
Non ti dico quello che vuoi sentirti dire. Ti dico quello che i numeri raccontano — anche quando è scomodo. Perché il mio lavoro non è farti partire a tutti i costi: è farti partire solo quando conviene, e nella direzione giusta.
In due righe, per chi ha fretta.
Consulente per il turismo e l’ospitalità dal 2014. Un piede nei dati, uno nel racconto. Programmo dal 1990, dirigo alberghi dal 2008, e lavoro ancora dentro una struttura vera ogni giorno..